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6.0 hrs on record
Guardate attentamente gli screenshot, guardate un po' di gameplay su YouTube e pensateci molto, molto, molto se acquistare o meno Serious Sam HD. Perché l'unico reale aggiornamento del gioco è stato quello di renderlo giocabile con i PC odierni.
Niente grafica all'ultimo grido, c'è stato sì un intervento di miglioramento nei poligonie nelle texture ma il risultato finale resta fissato al 2000 o poco più.
Allora ecco, il pollice su fa riferimento esclusivamente a questo: Serious Sam HD non è altro che "Serious Sam compatibile".
Pertanto benvenuti in un FPS di vecchio, vecchissimo stampo, alla Doom (il primo, eh), dove la trama è un vago abbozzo e dove si percorre una strada facendosi largo tra un numero quasi infinito di nemici a colpi quasi infiniti di proiettili.
Ciò che in SSHD funziona è il fatto che ancora oggi il suo prendersi in giro funziona, l'assurdità dei nemici è un segno distintivo che rimane impresso anche a gioco finito, con quelle dannate urla dei kamikaze che risuonano nel sonno.

La campagna singleplayer ha quindi completamente fatto il suo tempo, la sezione multiplayer è completamente deserta. Conviene giocarlo in cooperativa, anche se è palese che il gioco non sia stato proprio concepito per tale modalità, dato che se si imposta una difficoltà troppo semplice, il gioco lo si completa in 3-4 ore, mentre se si imposta una modalità anche solo un po' più difficile, si muore come mosche.

Eppure a SSHD gli metto un pollice su, anche se nel 2017 - anno in cui scrivo questa recensione - non lo meriterebbe neanche col cannocchiale. Gli metto un pollice su perché è Serious Sam, perché per quanto sia distante anni luce dalle quanto meno basilari aspettative minime che si possano avere per un FPS, è talmente assurdo, basilare, "fragga-fragga", brutto, ridicolo e breve, che in saldo ad un prezzo sotto il paio d'euro può persino convenire acquistarlo e provarlo.

Poi con uno o più amici posso persino arrischiarmi nel dire che può valerne la pena.
Posted February 18.
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3.6 hrs on record
E' vero, ci vorrebbe un terzo pulsante: oltre al pollice su e a quello verso, bisognerebbe aggiungerne uno che punta a metà con a fianco scritto "meh".
Back to the Future: The Game è in effetti un gioco così così, che piacerà da morire agli amanti della serie e che purtroppo risulterà piuttosto noioso per quasi tutti gli altri.

BttF non è né un adventure "vecchio stile" né uno di quelli a cui TellTale ci ha abituato. Non ha enigmi complessi, né le possibilità d'azione, né le scelte che cambiano - in parte - la trama, non ha dialoghi a tempo e nemmeno la combinazione degli oggetti che hanno gli adventure classici. Ma non ha nemmeno quel coinvolgimento tipico che si è imparato a conoscere negli adventure successivi, come in The Walking Dead.
Pertanto ci si ritrova di fronte ad un gioco che da un lato offre enigmi la maggior parte delle volte semplici se non fin troppo banali, mentre dall'altra i numerosissimi dialoghi fanno scattare altrettanto numerosissimi sbadigli.
Certo, le scene di intermezzo sono il tipico marchio TellTale, e l'intera avventura è come un lungo film che sostanzialmente rappresenza il quarto capitolo della serie.
Tuttavia a volte una pur bella trama e degli ottimi intermezzi non bastano se la parte giocata è la maggior parte del tempo noiosa.

Poi i pregi ci sono tutti e risaltano: al solito le espressioni dei personaggi sono fantastiche, nonostante la grafica sia decisamente sorpassata. Il doppiaggio di tutti i personaggi è magistrale e il cameo di MJF nell'ultimo capitolo è una piacevole sorpresa. E' possibile utilizzare i sottotitoli in italiano grazie ad una semplice copia di file che si trovano facilmente su Internet, ma l'inglese utilizzato è comunque molto comprensibile.

La durata del gioco si attesta in una ventina d'ore in tutto, a seconda della velocità con cui si risolvono alcuni enigmi e la voglia di farsi lunghissime chiacchierate con i personaggi.
Questi ultimi risultano molto ben caratterizzati - con i protagonisti che naturalmente sono una spanna sopra a tutti - e alla fine del gioco, per quanto non esista neanche lontanamente la voglia di rifarlo da capo né ora né mai, resta comunque una bella sensazione che è il motivo per cui ho scelto di mettere un pollice su.

In sintesi, questo è un tipico gioco il cui piacere nel giocarlo sarà direttamente proporzionale all'amore per i film. Ad esempio se sei un vero fan di Ritorno al Futuro, questo adventure è imperdibile e risulterà praticamente privo di difetti. Se invece non sopporti Michael J. Fox o la trama scientificamente assurda della serie, stanne alla larga. Se invece hai visto o conosci i film e sei un appassionato di adventure, o un fan delle produzioni TellTale allora... meh.
Posted December 22, 2016.
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16.9 hrs on record
FPS puro e semplice, ma con una trama coinvolgente fin dal primo istante e una qualità grafica sbalorditiva.
Questo è Wolfenstein: The New Order, ambientato in un "passato distopico" in cui - senza spoilerare nulla - il nazismo ha fatto della tecnologia e della robotica i suoi cavalli - vincenti - di battaglia.

E' praticamente impossibile riuscire a trovare dei difetti ad un gioco che è adatto a chiunque ami gli FPS: ha una trama che riesce a tenerti incollato al gioco, una difficoltà scalabile in grado di intrattenere qualunque tipo di giocatore senza mai essere frustrante, una grafica di ottimo livello in grado di girare a dettagli altissimi anche in PC di fascia media.
Ho giocato a TNO in inglese sottotitolato, con un doppiaggio ottimo e piuttosto semplice da capire anche per chi ha una conoscenza scolastica. Gli effetti audio sono ottimi e le musiche rock & metal di accompagnamento donano al gioco un'atmosfera tetra, disperata e rabbiosa insieme.
Per il resto è un FPS classico: ci sono armi che spaziano dalle pistole ai mitra, dai fucili ai coltelli fino ad armi laser e, naturalmente, granate e lanciamissili. In giro si possono trovare anche armature e medikit, in un gioco dove i punti vita contano e la corazza spesso è l'unica fonte di tranquillità.

Tranne in rari casi, dove l'assalto ad armi spianate è praticamente un obbligo, il gioco permette la scelta tra il classico spara-spara e un approccio stealth. Con coltelli o il silenziatore sarà possibile riuscire a ripulire un'intera area senza mai farsi notare, anche a chi non è avvezzo ai giochi stealth, risultando una modalità divertente da portare avanti sapendo che comunque, se si viene scoperti, non tutto è perduto. A questo si aggiunge l'IA dei nemici, piuttosto basilare ma con chicche interessanti che è possibile sfruttare per coglierli di sorpresa - ad esempio è possibile distrarli e radunarli in un punto per poi sfruttare dei corridoi per prenderli tutti insieme alle spalle.
I salvataggi procedono a checkpoint, che sono in realtà molto frequenti e quindi non causano frustrazione in caso di morti frequenti.
Il gioco è lineare, ma di tanto in tanto sarà possibile percorrere percorsi alternativi, così da evitare gli scontri più duri o affrontarli partendo da un letale attacco alle spalle.
Interessante anche notare come nel corso del gioco sia possibile raccogliere oggetti di vario genere - coppe d'oro, codici "enigma", lettere, ecc. - per completare svariati achievement. Solitamente sono stratagemmi sfruttati molto per compensare trame non eccelse o momenti morti del gioco: in TNO si è così tanto presi dalla trama e dagli obiettivi principali, che spesso si potrebbero lasciare per strada e ricordarsi di raccoglierli solo quando ormai si è già al livello successivo.

Le animazioni di intermezzo sono frequenti e accompagnano le sessioni di gioco senza spezzare la tensione. E' un gioco che PEGI vieta ai minori per la violenza costante, le frequenti scene splatter e un paio di brevi e "censurate" scene di sesso, tenetene da conto nel caso abbiate spettatori minorenni alle spalle.
La scenografia è incredibile, spaziando da roccaforti in pietra a bunker sotterranei, da palazzi cittadini a sommergibili e via discorrendo - solito "no spoiler" - con il risultato che non si fa praticamente mai in tempo a stufarsi di un'ambientazione che si è già proiettati nella successiva.

In sintesi, Wolfenstein: The New Order è un tripla A meraviglioso. Un FPS che consiglio a tutti, un esempio di come dovrebbero essere i giochi d'azione. Consigliatissimo, anche non in saldo, per quanto ormai lo si trovi con frequenza a prezzi talmente bassi da non rendergli nemmeno giustizia.
Posted December 8, 2016.
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9.6 hrs on record
Bisogna prendere il gioco per quello che è, ovvero una sorta di breve spin-off di Sniper Elite. Il fatto di leggere "trilogy" non lo rende un gioco tre volte più lungo del normale, ma semplicemente un gioco dalla longevità "standard" rispetto a giochi simili.

Ma di che gioco stiamo parlando? Definito "tattico-stealth", in realtà Zombie Army è un banale sparatutto action in terza persona con frequenti momenti in cui bisognerà andare di cecchinaggio nell'uccisione dei nemici.
Ambientato in un territorio del mondo invaso da orde di nazisti-zombie - capirete che non ho molta voglia di entrare nei dettagli in una trama del genere - bisognerà farsi largo tra città in fiamme, grotte con scenografie mistiche, fabbriche di zombie nel tentativo di sconfiggere i "boss" di fine livello e passare allo schema successivo.

Il tutto con richieste grafiche dell'altro mondo, dato che il motore del gioco è di una pesantezza inenarrabile e sistemi di fascia bassa dovranno abituarsi a giocarlo ad una risoluzione infame con dettagli al minimo, sapendo che nei momenti più concitati i frame scenderanno sotto la soglia dell'umana comprensione.
Il sistema di salvataggio è inesistente, in pratica ciascun capitolo è lungo circa 30-45 minuti e se si muore si rinasce nel checkpoint più vicino. Ma se si crea una nuova partita il capitolo va rifatto da capo, ed è una gran palla soprattutto se la volta precedente si era arrivati al boss finale ed è quindi necessario rifare tutto da capo.
Il sonoro è appena discreto, studiato per trasmettere orrore e angoscia ma che spesso causa più stress e fastidio che reale paura. Insomma non c'è un vero coinvolgimento e anche l'IA dei nemici non fa nulla per destare un qualche interesse, con la difficoltà resa tale dalla quantità delle ondate dei nemici piuttosto che dalla loro bravura nel confrontarsi con te.

Dopo tutto questo, perché allora consiglio questo gioco? Perché giocarci in cooperativa è incredibilmente divertente. Avere degli amici (meglio 2 o 3) con cui giocare a Zombie Army rende il gioco un passatempo intrigante e competitivo, sorpattutto per via di una difficoltà incostante del gioco che a volte rende impegnativi schemi fino a poco prima estremamente banali. In cooperativa bisogna quindi riuscire a coprire zone diverse, aiutarsi nei momenti di concitazione, essere bravi a confrontarsi e intervenire nei momenti opportuni.
Ecco, in questa modalità Zombie Army diventa davvero un gioco tattico, dove il cecchinaggio e lo spara-spara assumono un significato degno di questo nome.

Per cui, riassumendo: se ci giocate da soli non compratelo, statene alla larga. Ma in cooperativa è uno spasso, un action in terza persona con numerosi momenti di sfida impegnativa. Tenetene da conto quindi se siete indecisi sull'acquisto.
Posted November 13, 2016.
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136.2 hrs on record
Payday 2 è un FPS atipico, in cui impersoni un ladro in numerosi furti con ambientazioni e obiettivi molto diversi tra loro.
Non c'è una trama, non c'è linearità, non c'è una vera progressione (poi ci arrivo).
Si entra in gioco e si è immediatamente di fronte al caos, a mille missioni con difficoltà diverse che appaiono in una mappa puramente estetica, con un inventario, abilità e opzioni distribuiti in mille click su click, albero dentro all'albero, con menù tipicamente da console e quindi ancora più assurdi da riuscire a interpretare.

Ogni missione richiede (non obbligatoriamente) la presenza di 4 giocatori, sostituiti da bot in caso di assenza. Giocare da soli è sconsigliato, per quanto i bot siano piuttosto bravi, perché spesso serve coordinazione e l'aiuto di qualcuno che possa coprire, distrarre o aiutare nei momenti più complicati.
Entrati in missione, una voce guida suggerirà dove andare, cosa rubare, chi interrogare, cosa distruggere e via discorrendo, a seconda della missione. Con i propri compagni di gioco si dovranno compiere quindi una serie di obiettivi cercando in certi casi di fare quanto più silenzio possibile per limitare al massimo gli scontri a fuoco, mentre in altri casi l'assalto ad armi spianate sarà l'unica opzione disponibile.

Contro di noi si schiererà in gran forze la polizia, con un sistema di "spawn" che va ad ondate: a momenti di calma o di presenza molto scarna di forze dell'ordine, si alterneranno vere e proprie ondate di polizia - "assalti" - da semplici agenti a forze speciali dell'FBI, a seconda di quanto si è avanti con la missione e della difficoltà selezionata.
L'IA dei bot che ti accompagnano come detto non è male: per quanto non ti aiutino direttamente nel trasportare oggetti o interagire con porte e pulsanti, offrono comunque una buona copertura e soprattutto non raccolgono le munizioni da terra.
L'IA della polizia invece è molto scarsa e fa leva più sulla quantità che sulla qualità. Il problema per il giocatore sarà riuscire a far fuori tutta la selva di agenti che si pareranno davanti, più che sullo studiare i loro movimenti.

Il completamento delle missioni darà punti esperienza, fondamentali per sviluppare gli alberi di abilità. Sarà possibile avere bonus per lo stealth, utilizzare oggetti aggiuntivi come torrette, seghe circolari, medikit, sacche di munizioni, fascette per gli ostaggi, oppure migliorare la propria armatura, segnalare nemici, correre più velocemente e via discorrendo. Le abilità sono numerose, sono intercambiabili e si possono creare vari profili in cui passare velocemente da una modalità 100%-spara-spara ad una stealth.

Le missioni come detto sono tante e di varia natura, certo è che bisogna acquistare i DLC con gli heist aggiuntivi per goderne appieno, altrimenti in breve tempo diventano ripetitive. Si va dalla "banale" rapina in gioielleria all'assalto ai furgoni portavalori, dall'assalto in banca alla distruzione di centri commerciali, e poi si sale con missioni più lunghe e complesse tipo l'assalto a casinò, rifugi nucleari, treni in corsa o capre che fungono da corrieri della droga.

La grafica è di ottima qualità, l'audio è in inglese con sottotitoli spesso in italiano. Il gioco risulta molto scalabile ma con sistemi non recenti bisogna abbassare anche la risoluzione per ottenere una buona fluidità.

Come detto in precedenza Payday 2 è un gioco molto difficile. Manca una difficoltà "facile" per le missioni e riuscire a completarne alcune è veramente un'impresa se non si ha un gruppo esperto e affiatato di fianco. All'inizio risulta quindi molto frustrante e, una volta che si è saliti di livello e le abilità e le armi selezionate iniziano a rendere le missioni più "tranquille", c'è il rischio che le missioni stesse inizino a stufare.
Il lavoro degli sviluppatori è però lodevole, rilasciando missioni nuove con una buona frequenza e riuscendo quindi a prolungare di molto la longevità del gioco.
Fondamentale giocarci se si hanno degli amici con almeno il gioco base, Payday 2 è un FPS che consiglio caldamente, ottimo anche per i casual gamer ma prendendo atto che all'inizio bisognerà superare uno scoglio non da poco.
Posted November 13, 2016.
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28.9 hrs on record
Il "caos" è la parola predominante in Just Cause 2, ma per quanto ci siano elementi di caos nel gioco e lo stesso caos vada accuratamente procurato per raggiungere determinati obiettivi del gioco, Just Cause 2 è molto più di questo.
Stiamo parlando di un open world con free roaming: per ambientazione, missioni, storia principale e altre minuzie è molto simile a Far Cry 3 (ma uscito 2 anni prima).
Tuttavia ha alcune differenze di base che gli donano unicità e che lo portano ad essere un gran gioco.

Innanzi tutto la trama principale del gioco, per quanto plasmi, introduca e dia un senso all'ambientazione e al motivo per cui il protagonista è lì, sembra quasi che per i programmatori del gioco realizzarla sia stato un fastidio, un obbligo richiesto da qualcuno per creare un minimo di linearità che, nei fatti, è inesistente. Le missioni principali sono sette - sul serio, sette. E ciascuna di esse la si completa in 10-30 minuti a seconda di quante volte si riparte da un checkpoint.

Il resto del gioco è esplorazione, distruzione e combattimento.

L'esplorazione del "mondo" di Just Cause 2 è il classico free roaming nell'enorme arcipelago di Panau con vari mezzi di trasporto. Mezzi a due e tre ruote, auto di ogni tipo, furgoni, autobus, camion, carri armati e anche mezzi volanti come elicotteri, biplani, aerei di linea. Ovviamente ci si può muovere anche a piedi, aiutati da un rampino che ti accompagna per tutta la durata del gioco e, con un'estensione che supera i 100 metri, si aggancia a praticamente qualunque oggetto permettendo di muoversi rapidamente in ogni direzione.
La guida dei mezzi terrestri è intuitiva ma spesso si ha la sensazione che la strada sia ricoperta di sapone, inoltre il raggio di sterzata dei veicoli è immenso rendendo complicato effettuare manovre brusche con il controllo del mezzo.
I veicoli aerei invece si dividono in due grandi categorie: gli elicotteri, facili da governare, duttili, veloci, indispensabili per generare caos (lo vedremo dopo). Dall'altra tutti gli altri aerei, governabili esclusivamente con un pad e comunque fino ad un certo punto, estremamente sensibili e poco intuitivi. Sfido chiunque a riuscire a far atterrare un aereo senza prima aver passato ore a far prove.

L'arcipelago di Panau, oltre ad essere immenso, è anche molto popolato e ricco di città, villaggi e avamposti militari. Nel corso delle esplorazioni e missioni si andranno piano piano a scoprire una moltitudine di queste costruzioni, con la possibilità di distruggere alcune specifiche installazioni governative (depositi di carburante, statue raffiguranti il presidente, cisterne d'acqua, piccoli trabiccoli che tramite altoparlanti diffondono la voce del regìme, ecc.) generando di conseguenza il "caos". Creando tanto caos, e guadagnando di conseguenza molti punti caos, si andranno a sbloccare nuove roccaforti da conquistare, nuove armi al mercato nero, nuove missioni secondarie e, di tanto in tanto, una missione principale.
Questo in sostanza significa che non è possibile fare le sette missioni principali, cui accennavo sopra, una dopo l'altra e finire il gioco in 2-3 ore. Per poter proseguire con la trama bisogna generare caos, ovvero completare la distruzione di quante più installazioni governative possibili, che vanno cercate esplorando e, naturalmente combattendo.

Combattere è la terza cosa da fare in Just Cause 2, e si combatte in continuazione. Quando si fanno le missioni, quando si distruggono le installazioni governative, quando si esplora guidando con un po' troppa veemenza (ovvero sempre).
Il combattimento è divertente, persino il rampino è comodo per strappare via dalle loro postazioni cecchini e mitraglieri. Mirare è semplice e intuitivo, i nemici sono tanti, appaiono ovunque ma per contro non sono mai infiniti e di tanto in tanto c'è tempo per respirare.

Oltre alle missioni principali ci sono anche una moltitudine di missioni secondarie, fornite dalle tre organizzazioni criminali di Panau: Roaches, Reapers e Ular Boys. Sono tre organizzazioni in competizione tra loro, anche se i loro intrecci sono esclusivamente di trama e nel gioco non vengono mai coinvolte tra di loro. Il giocatore può decidere autonomamente quali missioni fare, senza alcun ordine preciso, tenendo conto che dovrà comunque soddisfare le necessità di tutte e tre le fazioni per avere abbastanza punti caos da sbloccare ulteriori missioni e roccaforti.
Le roccaforti (stronghold) da conquistare permettono alle varie fazioni di aumentare la loro influenza su Panau (solo sulla carta, ripeto). Sono delle missioni sostanzialmente tutte uguali, dove va conquistato un avamposto sconfiggendo i militari che lo stanno occupando (la cui IA è piuttosto basilare ma comunque non statica), aiutando e difendendo il tecnico che si occuperà di riprogrammare le difese militari dell'avamposto stesso.
Per finire ci sono molte gare che coinvolgono i più disparati veicoli, con tre livelli di difficoltà e che in cambio danno soldi e punti per comprare e migliorare dal mercato nero armi, armature e veicoli da usare all'occorrenza.

Sul lato tecnico la grafica, soprattutto quella dei personaggi, sente i segni del tempo (il gioco è del 2010) ma è comunque ottimamente realizzata, dettagliata al massimo nelle ambientazioni e ben curata. Il campo di visuale è eccellente in un gioco per il quale è un elemento importantissimo. L'audio - il gioco l'ho fatto in inglese con i sottotitoli - è incredibilmente d'impatto, con esplosioni ottimamente realizzate e rumori d'ambiente, spari e veicoli ben riprodotti. Il doppiaggio è ai minimi termini a causa dei pochi dialoghi, ma gli accenti sono molto forti e interessanti da ascoltare.

In conclusione Just Cause 2 è un open world free roaming convincente, equilibrato, ben fatto. Tecnicamente ancora oggi ottimo, ricchissimo di cose da fare tra missioni secondarie, gare e mera esplorazione. Completare la trama principale, esplorare le zone lungo il tragitto delle missioni e passando un po' di tempo a conquistare qualche avamposto/villaggio, mi ha portato via molte ore che alla fine erano meno del 30% dell'offerta di JC2. Bisogna quindi dedicarci del tempo, anche se i combattimenti e le distruzioni alla lunga diventano un po' noiosi, e l'elicottero diventi sostanzialmente il mezzo per spostare e distruggere principale in tutto il gioco. Consigliatissimo, spesso è in saldo e vale la pena al 100%.
Posted June 18, 2016. Last edited June 21, 2016.
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1 of 3 people (33%) found this review helpful
6.1 hrs on record
World at War è il terzo gioco della serie "Call of Duty" per PC (il quarto se si considera anche CoD 3 per console), pubblicato nel 2008 dopo la "pausa" nel 2007 con il primo capitolo di Modern Warfare.
Sono passati tre anni ma, purtroppo, solo sulla carta. WaW è un'esperienza di gioco purtroppo peggiore rispetto ai suoi predecessori e non me la sento di consigliarlo.

Dal punto di vista tecnologico finalmente ecco il primo CoD compatibile con i sistemi più moderni, senza dover intervenire sui file .ini per impostare la risoluzione. La campagna è possibile giocarla da soli o in cooperativa - attenzione perché in quest'ultimo caso non funzionerà con PC con IP identico (ad esempio con due giocatori in LAN e uno in WAN).
Graficamente WaW non è male, certo i dettagli sono quelli "dell'epoca", il realismo è mitigato dai colori saturi, dagli spigoli e dalle texture slavate, ma essendo un gioco piuttosto frenetico non ci si fa poi tanto caso.
L'audio è in linea con i predecessori, con le voci che si attivano per la trama o script precalcolati, e i suoni d'ambiente ben riprodotti - poi ok, la guerra è un caos, ma in questo caso è un caos ben riprodotto.
Il doppiaggio in italiano è il solito, buona dizione senza nemmeno un tentativo per imitare accenti stranieri, e risulta quindi impersonale.

Ma veniamo ai fatti. Rispetto alle recensioni che ho letto su questo capitolo, del tipo "Best CoD ever!" io sono realmente spiazzato, perché mi sono trovato di fronte ad un gioco peggiorato rispetto ai predecessori.
E' stato ripreso il difetto dei precedenti, ovvero capitoli slegati tra loro e mescolati, con il risultato che non ci si riesce ad immedesimare in nessuno dei protagonisti perché continuamente sballottati da un esercito all'altro, in campagne che si fa fatica a tenere insieme tra loro.
A questo si è aggiunto uno script invasivo, a strettissimo contatto con un respawn dei nemici frustrante all'inverosimile, che insieme portano come risultato al dover affrontare le mappe sempre di corsa.
Nei dettagli: in ogni mappa i nemici appaiono all'infinito, sbucando da porte e accessi inaccessibili senza sosta fintanto che, correndo, non si arriva ad un checkpoint successivo, in cui i respawn precedenti si interrompono di colpo, i tuoi commilitoni ti raggiungono, e comincia il respawn dei nemici dai punti di accesso successivi. Così via, fino al termine della mappa.
Questo sistema spinge il giocatore a rischiare continuamente la vita del proprio alter ego buttandolo in mezzo alla mischia, nella speranza di concludere l'inarrestabile ondata di nemici e facendo partire con estrema frustrazione l'ondata successiva.
World at War come gioco di guerra ha solo l'aspetto scenografico, ma nei fatti non esiste cecchinaggio, non esiste copertura, non esistono pause: attendere significa vedersi continuamente avvolti da nemici che sbucano ovunque e l'unico imperativo è correre in avanti sperando di imboccare la strada giusta verso il successivo checkpoint.
Questo non è un gioco di guerra, è uno shoot'em up travestito malamente da gioco di guerra.
Il continuo correre in avanti rende anche il gioco poco longevo, più o meno 6 ore, come i precedenti capitoli.
C'è solo una missione in cui si pilota un carro armato, con uno stile di guida molto intuitivo, ma non basta per trovare un po' di distrazione dal resto delle missioni.

Il comparto multiplayer, mettendo da parte i problemi sugli IP descritti sopra, presenta la mitica modalità survival con gli zombie nazisti. Ebbe grande gloria nel 2008, oggi è naturalmente deserta; giocata con gli amici perde il confronto con survival più moderni.

In conclusione Call of Duty: World at War è troppo simile ai suoi predecessori nella struttura del gioco, risultando quindi estremamente "vecchio", con in più il respawn infinito dei nemici che lo rende frustrante e mono-tattico. Continuo a suggerire i precedenti due capitoli, per quanto i problemi tecnologici possano rappresentare un ostacolo per i meno smanettoni, ma questo World at War è un vero e proprio shoot'em up da cui consiglio di stare alla larga, o da giocare consapevoli del genere di gioco che rappresenta.
Posted April 28, 2016.
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19.6 hrs on record
Poliziesco orientato all'esplorazione e soprattutto allo hidden object questo "Murdered: Soul Suspect", con una trama originale, una grafica semplice ma dettagliata là dove serve, tante missioni secondarie e qualche difetto di troppo.

Eviterò qualunque tipo di spoiler, sebbene il trailer stesso del gioco e la sua sinossi svelino fin da subito il colpo di scena iniziale. Farò quindi finta vi fidiate di questa recensione e degli ottimi voti che in generale ha preso il gioco per convincervi all'acquisto.
Tornando a noi, nel gioco si impersonerà un detective che dovrà indagare su un serial killer, affiancato da una medium in grado di vedere e parlare con gli spiriti. Per farlo dovrà esplorare alcune costruzioni sparse in una piccola cittadina, cercando indizi alla ricostruzione del modus operandi del killer, cercando di trovare il suo nascondiglio e tentando di prevedere dove si terrà il prossimo omicidio.
Quando nel gioco si mescola realtà e sovrannaturale, come avviene in Murdered: Soul Suspect, è ovvio che le incongruenze balzino immediatamente agli occhi. Una a caso: gli spiriti possono attraversare i muri e non riescono a toccare gli oggetti, ma camminano tranquillamente per strada, toccando quindi il terreno senza sprofondare e, per contro, non possono volare. Tuttavia sono difetti un po' scontati, senza i quali il gioco stesso non sarebbe neppure esistito.

La componente investigativa della trama principale si basa sul ritrovamento di oggetti/indizi in relativamente piccole zone, ad esempio un tratto di strada dove è avvenuto un omicidio, un piccolo appartamento o una stanza. La componente esplorativa in questi casi è quindi azzerata e tutto si concentra sulla tipologia di gioco "hidden object" di cui parlavo sopra. Una volta che si hanno tutti gli indizi, o che si sono scoperti quelli più importanti, bisognerà selezionarne tre inerenti all'obiettivo di quell'esplorazione per trovare la soluzione all'enigma e proseguire nella trama.
A fianco della missione principale ce ne sono svariate secondarie, che non hanno alcuna attinenza con quella principale ma che aumentano un po' la longevità del gioco. In questo caso gli oggetti da cercare spaziano da una singola zona come nella missione principale, a intere costruzioni se non all'intera piccola cittadina in cui è ambientato il gioco, e in questo caso la componente esplorativa - sempre finalizzata alla ricerca degli oggetti - balza in primo piano.

Le componenti d'azione sono rare e abbastanza semplici da padroneggiare: dei demoni cercheranno di impedirti l'esplorazione o l'attraversamento di determinate stanze, costringendoti a scacciarli sfruttando i percorsi prestabiliti che i demoni stessi seguono e nascondendosi in alcuni punti chiave - chiamiamoli così per esigenze di no-spoiler.
Bisognerà quindi avvicinarsi mentre ti danno le spalle e premere una precisa combiazione di tasti per scacciarli (un tasto della tastiera e uno del mouse, ogni volta diversi). Niente di che, ma anche in questo caso si dà un po' di scossa alla trama e all'investigazione.

Il comparto grafico non è niente male, il gioco è in terza persona con la solita oscena visuale di sbieco, ma ci si fa presto l'abitudine. I personaggi sono ben realizzati, molto espressivi e dettagliati, forse un po' rigidi nei movimenti ma nel complesso promossi a pieni voti. Gli scenari sono anch'essi molto dettagliati, a volte un po' caotici ma realizzati con cura e coinvolgenti. E' un tipico gioco noir-gotico, dall'atmosfera cupa e al limite del bianco e nero, con un bell'effetto dato dalle strutture sovrannaturali che si sovrappongono a quelle reali.
L'audio è senza infamia e senza lode, l'ho giocato in inglese con sottotitoli. Non c'è quasi mai musica ma solo effetti sonori distorti e inquietanti (sottolineo però che non è un horror) e i dialoghi rientrano nella norma come qualità di doppiaggio.
I salvataggi non ci sono, il gioco va a checkpoint che, attenzione, si attivano esclusivamente lungo la trama principale. Se al seguito di un salvataggio automatico per la trama principale ci si getta su una missione secondaria e si passano minuti/ore dietro ad essa, al termine della stessa sarà quindi necessario ritornare alla trama principale e proseguirne un piccolo pezzo, altrimenti il gioco non salva nulla e bisognerà rifare la missione secondaria da capo.

Ma veniamo ai difetti. Qua e là si saranno notati accenni velati alla "noia". Murdered: Soul Suspect non è un gioco noioso, ma a volte sembra far di tutto per mostrarsi tale. Cercare, e poi cercare ancora, e poi cercare ancora, in una trama sicuramente originale ma banale nel suo svolgimento, alla lunga diventa noioso. E' difficile riuscire a fare un'unica lunghissima sessione di gioco: le 20 ore per completarlo sono frutto di continue interruzioni perché non esistono colpi di scena, gli scontri con i demoni si contano sulle dita di una mano e, come detto, è tutto un cercare, cercare, cercare.
A questo si aggiunge un'interfaccia di gioco costruita per le console, con il mouse che è un accessorio inutile nel navigare tra i menu e tra le missioni secondarie e la principale, e sfogliarli diventa presto frustrante.
Alcune missioni secondarie sono quasi impossibili da completare: per trovare tutti gli oggetti è necessario passare le zone in ogni angolo più nascosto, e finché si tratta di singole stanze o appartamenti è un conto, ma quando per completarne una si deve passare al setaccio un intero palazzo o addirittura l'intera cittadina, l'impresa diventa titanica.
Il colmo è che per concludere la trama principale si deve di fatto interrompere definitivamente la ricerca di tutti gli oggetti secondari, ponendo il giocatore nel dilemma se posticipare a tempo indeterminato il finale del gioco o mandare al diavolo tutto e portarsi a casa i titoli di coda.

In conclusione, nonostante questi difetti Murdered: Soul Suspect lo consiglio. L'atmosfera noir è egregia, la trama ha uno svolgimento banale e ha delle incongruenze di fondo ma si fonda su un'idea molto interessante e originale, la grafica non è affatto male ci si affeziona fin dal primo istante al protagonista e al suo sbigottimento di fronte ad una cittadina che non è più quella che conosceva. E' un gioco che per quanto dark è senza ansie; sì a volte è un po' noioso ma scorre comunque bene ed è un'esperienza che vale la pena fare. Magari, ecco, in saldo.
Posted April 2, 2016.
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Riuscire a sintetizzare le mie opinioni su Borderlands 2 è complicato, data la vastità di caratteristiche del gioco, ma cercherò di fare il possibile.
Stiamo parlando di un gioco di ruolo d'azione in prima persona con mondo aperto. Acronicamente un FPS RPG sandbox.
Chi ha già avuto modo di giocare al primo capitolo si ritroverà la stessa ambientazione, la stessa grafica in cel shading e uno stile cyberpunk, western & post-apocalittico che è portato ancor più all'estremo così come la caratterizzazione dei personaggi.
Volgarità, umorismo becero e macabro, violenza, crudeltà e demenzialità sono una costante per tutto l'arco del gioco.
Le esclamazioni del/dei protagonista/i (si può giocare l'intera campagna da soli o in cooperativa), i personaggi di contorno, i cattivi e in generale tutta la popolazione di Pandora coinvolta nella trama di Borderlands 2, hanno caratteristiche uniche tra loro che rendono il gioco un continuo susseguirsi di autoironie, consapevoli stereotipi e dialoghi surreali.
La stessa trama soccombe sotto l'impetuosità dei personaggi e la freneticità delle missioni, e diventa solo un contorno appena accennato.

Il gioco, come il primo capitolo, è lunghissimo grazie ad un numero elevato di missioni, impreziosite da un'infinità di DLC altrettanto corposi, alcuni di essi completamente fuori contesto, altri un po' più noiosi, ma comunque tutti imperdibili.
Come per il primo capitolo, Borderlands 2 dà il suo meglio giocato in cooperativa: la natura del gioco, con i continui respawn dei nemici e le lunghe strade da percorrere per completare le missioni, possono alla lunga risultare noiose e frustranti se giocate in singolo.

Tecnicamente il gioco è molto scalabile, e grazie alla grafica in cel shading è possibile ridurre i dettagli anche per i PC meno potenti senza realmente perdere in qualità. L'audio del gioco è interamente in italiano, una volta tanto doppiato degnamente e con le voci giuste appioppate ai personaggi giusti, con un intercalare molto diversificato e immediatamente riconoscibile.
Restano immutate, per quanto vagamente migliorate, le assurde complicazioni nella gestione dell'interfaccia di gioco, palesemente realizzata per console, e mettere le mani all'inventario, operazione che si effettua in continuazione lungo tutto il proseguio del gioco, è al limite dello snervante.

L'elemento RPG è ottimamente realizzato ed equilibrato, la progressione in livelli dei personaggi ben si adatta alla potenza dei nemici che si ha di fronte, anche se a volte le missioni sono talmente tante che, se le si vuole fare tutte, alcune di esse risulteranno eccessivamente semplici a causa di una progressione forse un po' troppo rapida dei livelli.
Le abilità sono formate dai tipici tre rami da sviluppare un po' alla volta, e i premi in gettoni conquistati grazie ad achievement interni migliorano ulteriormente le unicità dei personaggi, già molto diversi tra loro fin dal principio.

In sostanza Borderlands 2 si un conferma un prodotto di ottima qualità e dettagliatissimo in ogni suo aspetto, dalle ambientazioni ai personaggi, dai dialoghi agli oggetti, dalle componenti RPG alle innumerevoli missioni. E' di una longevità spaventosa, per quanto al termine del gioco e dei DLC non resti poi molto da fare. Permangono alcune pecche del primo capitolo, come un'interfaccia confusionaria, la frustrazione dei continui respawn dei nemici e una trama verticale che si perde nella miriade di micro-trame date dalle missioni secondarie.
Se giocato in singolo è sicuramente un signor prodotto ma con tanti "meh", in cooperativa dà il meglio di sé e per gli appassionati degli FPS-RPG è assolutamente imperdibile.
Posted March 24, 2016.
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Minerva's Den è un DLC - l'unico - per BioShock 2, che aggiunge un nuovo capitolo alla già lunga trama del gioco originale: per quanto ci siano svariati apparizioni di personaggi e registrazioni già incontrati in precedenza, questo DLC ha comunque una sceneggiatura interamente autonoma.
Stiamo parlando di circa 4 ore di gioco, inclusa l'esplorazione di tutte le stanze per la raccolta di Adam e potenziamenti.

Essendo un DLC, l'esperienza di gioco ricalca in tutto e per tutto quella di BioShock 2 che ho già recensito qui su Steam e su LogBLog.it: sintetizzando, stiamo parlando di un'ambientazione dettagliata, unica e immersiva, una trama un po' scontata ma coinvolgente e tanti dialoghi ottimamente recitati (l'ho giocato in inglese con sottotitoli). Il tutto impreziosito da una nuova arma, un nuovo plasmide e un paio di nuovi nemici.

Resta intatto quello che ormai è l'unico difetto palese del gioco, ovvero l'apparizione - o, peggio, la riapparizione - dei nemici secondo script precisi, come la raccolta di determinati oggetti o l'ingresso in determinate stanze.

Minerva's Den non è un sequel, non aggiunge nulla alla trama di BioShock 2, ma è comunque una bella storia che mantiene a livelli altissimi lo spirito dei primi due capitoli del gioco. Se il genere e il gioco piacciono, si tratta di un acquisto obbligato per arricchire e continuare l'esperienza di BioShock che, per gli indecisi, merita assolutamente di essere affrontata. Anche a prezzo pieno.
Posted January 31, 2016.
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